Vini dell'Etna

Quando si parla di vini e tradizione vitivinicola in Sicilia non si può fare a meno di pensare al territorio vulcanico dell'Etna le cui vigne secolari sospese tra cielo e mare, ogni anno, producono etichette pregiate e conosciute in tutto il mondo. Non è un caso che questo particolare territorio sia noto per la produzione di diversi vini DOC. La denominazione Etna DOC comprende una serie di vini bianchi, rossi, rosati e spumanti, prodotti sui versanti del vulcano siciliano, uno tra i più alti e attivi della placca euroasiatica. I vitigni utilizzati nella produzione vinicola etnea sono prevalentemente il Carricante per i bianchi, presente in una percentuale che varia dal 60 all'80%, mentre per i rossi il vitigno maggiormente utilizzato nelle varie produzioni è il Nerello Mascalese che è presente in una percentuale dell'80%, già nella versione base. Prima di scoprire i principali vitigni autoctoni dell'Etna è il caso di conoscere meglio questo particolare territorio, il clima e le caratteristiche organolettiche dei suoi vini.

Microclima e territorio dell'Etna

Il clima sull'Etna cambia considerevolmente in base al versante e all'altitudine. Il vulcano infatti presenta un'altezza di 3346 metri sul livello del mare e una circonferenza alla base di 150 chilometri. Ai piedi dell'Etna il territorio è fresco e ventilato, in inverno può raggiungere anche zero gradi mentre in estate il clima non sfiora mai temperature troppo elevate. Particolarmente interessanti sono le escursioni termiche tra giorno e notte, durante il periodo estivo, che favoriscono la maturazione delle uve e ne determinano il colore e il profilo gustativo. Importanti differenze esistono anche in relazione ai versanti. Il versante settentrionale offre un terreno terrazzato, vulcanico, e qui si concentra principalmente la produzione di vini rossi. Le temperature sono rigide in inverno ma calde in estate, con importanti escursioni termiche tra giorno e notte. Trattandosi di una zona non particolarmente ambita a livello turistico, il terreno è quasi perfettamente intatto e può essere coltivato solo a mano o con piccoli mezzi agricoli. Il versante orientale invece, noto per la produzione di bianchi, presenta caratteristiche climatiche che rendono difficoltosa la vita a qualsiasi tipo di vigna. Le piogge anche se improvvise e abbondanti non permettono al terreno particolarmente sabbioso e arido di trattenere acqua al suo interno. Le viti così affondano le loro radici su un territorio per nulla omogeneo tanto che ogni vite sembra avere una vita completamente disgiunta da quella delle altre. Questa continua lotta per la sopravvivenza costringe però i vitigni a dare pochi frutti ma ricchi dal punto di vista gustativo, con una buona acidità e un ottimo equilibrio.

Le caratteristiche organolettiche dei vini dell'Etna

A rendere particolari i vini dell'Etna sono le numerose eruzioni che portano ad una pioggia di lapilli che cadendo sul terreno diventano un proficuo nutrimento per i vitigni. La forte presenza di minerali negli stati superficiali del terreno è la principale caratteristica geologica di questo territorio che dà vita a vini sia bianchi che rossi dalle proprietà organolettiche decisamente particolari. Tutti i vini dell'Etna si contraddistinguono per essere sapidi, minerali, con una spiccata acidità e di grande personalità. Si tratta di vini corposi e strutturati accomunati, tra l'altro, da una buona predisposizione all'invecchiamento e che si esprimono al loro meglio solo dopo anni di affinamento. Mentre però per i bianchi è sufficiente qualche anno, i rossi per essere degustati e apprezzati al meglio richiedono un arco temporale più lungo che può persino arrivare fino a dieci anni.

Le vigne a bacca bianca dell'Etna

La produzione vitivinicola dell'Etna è particolare e molto diversa rispetto a quella di altre zone della Sicilia poiché è espressione di un territorio e di un ecosistema unico al mondo. L'allevamento maggiormente praticato in queste zone è quello tradizionale ad alberello etneo e, in parte, anche a controspalliera. L'interconnessione tra clima, suolo e vitigni, abilmente gestita dall'uomo dà vita ad uve dal sapore e dalle caratteristiche uniche dalle quali scaturiscono vini che si contraddistinguono per eleganza e mineralità.

Tra i vitigni a bacca bianca da sempre coltivate sull'Etna ricordiamo:

- il Carricante, vitigno bianco autoctono antichissimo che fino agli anni 50' era il più diffuso nella provincia di Catania occupando il 10% della superficie ad uva da vino. Viene coltivato nel versante est a 750-950 metri di altezza sul livello del mare, sulle contrade più elevate. Laddove il Nerello Mascalese non riesce a maturare bene il Carricante invece ha trovato il suo habitat naturale. La sua maturazione è tardiva (seconda decade di ottobre) e dal suo succo si ricava l'Etna Bianco Superiore DOC oltre a dare vita a bianchi di inaspettata durata (10 anni);

- la Minnella, presente sul versante orientale etneo, spesso cresce in discrete quantità tra le vecchie viti di Nerello Mascalese. Il suo nome deriva dalla forma del suo acino particolarmente appuntito da farlo sembrare una mammella (in dialetto siciliano, minna). La sua superficie coltivata ammonta a 86 ettari e la maturazione è particolarmente precoce (metà settembre);

- il Grecanico Dorato, vitigno dalle antichissime origini che sembra essere stato introdotto in Sicilia dai Greci nel VII secolo a.C. Anche il Grecanico è tipico della zona etnea e rappresenta una componente di rilievo in un certo numero di fascinosi bianchi secchi siciliani.

Infine ricordiamo la Visparola, altra vigna a bacca bianca tipica del versante orientale dell'Etna passata recentemente agli onori della cronica per essere tra i capostipiti della famiglia dei vitigni italiani, insieme al Sangiovese.

I vitigni autoctoni a bacca nera dell'Etna

Iniziamo questa breve descrizione dei vitigni autocnoni a bacca nera dell'Etna con il Nerello Mascalese, detto anche Negrello, utilizzato come base dell'Etna Rosso DOC. Così come accade per molti altri vitigni coltivati sul vulcano, nasce da una viticoltura eroica. Le condizioni sono estreme e la pendenza dei terreni obbliga a fare gran parte delle operazioni manualmente. Da oltre 150 anni il Nerello Mascalese è uno dei vitigni a bacca nera più diffusi in Sicilia e insieme al Nerello Cappuccio viene coltivato fino a 900 metri sulle pendici del vulcano, con l'antico metodo ad alberello.

Anche il Nerello Cappuccio rientra tra i vitigni autoctoni dell'Etna ma rispetto al Negrello è molto meno diffuso, nonostante entrambi rappresentino gran parte del panorama ampelografico delle vigne etnee.

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