Donnafugata: storia dei migliori vini in Sicilia

I vini Donnafugata sono la rappresentazione dello stile siciliano nel mondo. Stile e innovazione si uniscono per portare avanti, di generazione in generazione, un'eredità vitivinicola ricca di etica e qualità.

Vino, arte e sostenibilità sono i valori che la cantina trasmette a livello internazionale. Complessità e piacevolezza accompagnano ogni sorso, avvolgendo i sensi tra gli aromi e i sapori della stupenda Sicilia.

La forza di Donnafugata

L'incantevole complessità che ogni sorso dei vini Donnafugata porta con sè è senza ombra di dubbio il segreto del successo di questa cantina. Per arrivare a tale eccellente risultato, i segreti sono sostanzialmente due: sostenibilità e passione.

Le  vigne non sono sottoposte a processi chimici, come l'uso di diserbanti o concimi non naturali, ma non solo: anche l'utilizzo di fito farmaci è praticamente nullo. Tutto ciò è possibile grazie al sapiente utilizzo delle tecniche di lotta integrata, in unione al controllo degli insetti e allo studio dei parametri climatici.

Le risorse utilizzate sono dunque essenzialmente quelle naturali e al contempo è data grandissima importanza alla sostenibilità. Concimazione organica, sovescio, diradamenti e irrigazione di soccorso permettono di ottenere il massimo dall'ambiente, razionalizzando al contempo le risorse, senza alcuno spreco.

Le uve che nascono e crescono attraverso tale filosofia sono perfettamente sane, ricche e causano il minimo impatto ambientale. Grazie alle tecniche in uso dalla cantina Donnafugata vini eccellenti conquistano sia il territorio nazionale che quello estero, facendosi veri portabandiera di un'Italia ricca di sapori e di sane tradizioni.

L'origine del nome Donnafugata

Il nome Donnafugata, "donna in fuga", si riferisce alla regina Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, ai tempi moglie di Ferdinando IV di Borbone.

Durante i primi anni del 1800, la donna fuggì da Napoli per salvarsi dalle truppe di Napoleone che stavano arrivando, rifugiandosi in Sicilia, più precisamente proprio in alcune di quelle terre dove oggi sorgono i vigneti dell'azienda. La regina fu accolta presso i possedimenti di campagna del Principe di Salina.

Il nome Donnafugata nasce per mano di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che, riferendosi all'evento, usò il termine per la prima volta tra le pagine del suo celebre libro "Il Gattopardo".

Maria Carolina d'Asburgo-Lorena rinunciò così per sempre a Napoli, sopportò il peso di gravi calunnie e dette prova di grande carattere, al contrario di molte altre persone a lei vicine, compreso il marito. Questa tempra portò lo stesso Napoleone a definirla: "L'unico uomo del Regno borbonico".

Chi è oggi Donnafugata

L'energia femminile arriva fino ai giorni nostri, grazie a Gabriella, coraggiosa pioniera della viticoltura siciliana di qualità. Vera ispiratrice delle innovative etichette di Donnafugata. Insieme al marito Giacomo Rallo, già quarta generazione nella produzione di vini, mancato nel maggio 2016, ha fondato la cantina Donnafugata, portata avanti con l'aiuto dei figli Josè e Antonio.

Josè è una donna-imprenditrice, vincitrice del Premio Bellisario 2002 per il suo grande contributo nella valorizzazione dell'imprenditoria al femminile. Si occupa del controllo di gestione e della guida della comunicazione per la cantina di famiglia.

L'agronomo e wine-maker Antonio offre esperienza e passione nel suo lavoro, tanto da essere arrivato a capo del Consorzio di Tutela della DOC Sicilia.

Sostenibilità e rispetto del territorio

Le pratiche adottate da Donnafugata sono finalizzate ad avere prodotti perfettamente sostenibili.

La vendemmia nella tenuta di Contessa Entellina delle uve Chardonnay, per produrre "La Fuga", avviene durante le ore notturne. Questa scelta è stata fatta per sfruttare al massimo l'escursione termica tra giorno e notte, con un abbattimento del 70% dei consumi energetici destinati al raffreddamento delle uve prima della pigiatura. Ciò consente anche di preservare tutto il corredo aromatico dei frutti, per vini ricchi di avvolgenti aromi e sapori.

Il calcolo dell'impronta ecologica, altrimenti detta Carbon Footprint, con relativa esposizione in etichetta, è un segno di rispetto e trasparenza nei confronti dei consumatori. L'azienda ha adottato questo adesivo nel 2014, mostrando in maniera chiara tutto il suo impegno a riguardo. Donnafugata quantifica le emissioni di CO2 nell'arco dell'intero ciclo produttivo e dal 2011 vanta già una riduzione del Cabon Footprint del 10%

Gli interventi per portare al minimo l'impatto ambientale sono costanti. L'adozione di bottiglie più leggere ha permesso un risparmio su produzione e trasporto del materiale. Allo stesso tempo, i classici tappi di sughero sono stati sostituiti con delle alternative sintetiche, biologiche, a zero emissioni e totalmente riciclabili.

Biodiversità è la parola d'ordine per i vigneti Donnafugata: la produzione vanta ben 19 varietà autoctone, tutte eccellenti, arrivando a 30 biotipi. Tutto questo consente la sopravvivenza di piante quasi del tutto scomparse. Si tratta di un'iniziativa che coinvolge più aziende sul territorio siciliano, con lo scopo di far emergere i vitigni migliori a livello enologico.

In contrada Khamma, a Pantelleria, Donnafugata ha recuperato una vigna di Zibibbo di più di 100 anni, che è stata in grado di sopravvivere alla fillossera. Pianta sana, longeva, resistente a calcare, salinità e siccità. Il suo carattere ha permesso di aggiungere complessità ed eleganza al "Ben Ryé" Passito di Pantelleria.

Visitando la cantina Donnafugata, da luglio a settembre è possibile vedere un vero gioiello, unico nel suo genere. Nel 2008, sempre a Khamma, l'azienda ha infatti restaurato e donato al FAI il meraviglioso Giardino Pantesco. Si tratta di un'architettura rurale circolare, con muri a secco ricavati da pietra lavica. Al suo interno la natura crea il microclima perfetto per proteggere e nutrire il secolare arancio che vi risiede. Questo grazie al sistema agronomico idricamente autosufficiente.

Le terre dei vigneti Donnafugata

La Sicilia Occidentale ospita i vigneti della cantina Contessa Entellina. Nei suoi 283 ettari di terra sono coltivate sia uve autoctone, vale a dire Nero d'avola, Catarratto, Ansonica, Grillo e Grecanico, ma anche altre varietà che hanno mostrato di apprezzare il clima siciliano, come Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot, per citarne solo alcuni.

Lo Zibibbo di Pantelleria regna sull'isola donando un vino inconfondibile. I 68 ettari di vigneti Donnafugata sono sparsi sul territorio e trattandosi di viticultura eroica chiama a sè un impegno di manodopera decisamente maggiore rispetto agli altri vigneti aziendali.

Tra la costa sud-orientale e l'altopiano Ibleo si ha la zona di Vittoria, con 36 ettari di vigneti. Qua nascono il Frappato e il Nero d'Avola, destinati alle denominazioni Doc Frappato e Docg Cerasuolo di Vittoria.

Donnafugata non poteva mancare di avere delle vigne sul maestoso Etna, più precisamente sul versante nord. Queste si trovano in 6 differenti contrade, divise tra Randazzo e Castiglione di Sicilia.

Le storiche cantine

Mentre le uve provenienti dai vitigni dell'Etna sono vinificate a Randazzo, presso la cantina in contrada Statella, quelle di Contessa Entellina e di Pantelleria sono portate alle cantine di Marsala.

Questi storici luoghi di produzione risalgono al 1851 e vantano ancora il tipico impianto degli antichi bagli mediterranei. Eleganti capriate in legno sono circondate dall'ampia corte interna, con ulivi e agrumi. All'interno delle cantine di Marsala avvengono l'affinamento e l'imbottigliamento per mezzo di tecnologie semplici, con l'obiettivo di conservare al meglio tutte le caratteristiche del prodotto.

Gli affinamenti avvengono in acciaio, cemento e legno ed è proprio la conoscenza e l'esperienza a scegliere e bilanciare adeguatamente queste tipologie. L'acciaio ad esempio è usato per gli affinamenti brevi, al contrario del cemento che invece offre un eccezionale isolamento anche in tempi più lunghi.

Il legno, con barriques e tonneaux, è usato per i vini più strutturati. Donnafugata in questi casi predilige il rovere francese, grazie alla sua porosità che ossigena il suo contenuto in modo graduale e lento. Nel pieno rispetto delle caratteristiche di ogni singolo vino, sono selezionate ben 20 diverse tipologie di legno.

Sempre nell'ottica della massima sostenibilità, gli ambienti sono coibentati e termocondizionati, ottenendo così il massimo risparmio energetico. In linea con questa filosofia, nel 2007 è stata realizzata la barricaia sotterranea, scavando la roccia di tufo. Questo elemento permette un ulteriore risparmio dell'energia necessaria per mantenere stabili i livelli di umidità e temperatura necessari.

I vini Donnafugata

Arte, letteratura e cultura si uniscono dunque con l'amore per la terra e il rispetto per l'ambiente, dando vita alle etichette Donnafugata.

Bianchi, rosati, rossi, spumanti e vini dolci: l'azienda della famiglia Rallo è in grado di soddisfare ogni tipo di consumatore con una qualità eccellente.

"Ben Ryé" Passito di Pantelleria DOC è arrivato dritto nel cuore di estimatori in tutto il mondo, così come un altro fiore all'occhiello: il "Mille e una notte". Molto apprezzato anche il "Dea Vulcano", dai territori dell'Etna. Le etichette sono molte, ognuna arricchita da vere opere d'arte.

Non solo il palato dunque viene esaltato, ma anche l'estetica. Il vino Donnafugata mostra come sia possibile ottenere raffinatezza e qualità nel pieno rispetto dell'ambiente e del territorio.

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